Yoga e Hatha Yoga

Hatha Yoga è una disciplina la cui origine risale alle pratiche ascetiche dell’India di 4000 anni fa. Il suo significato e le sue pratiche sono cambiate nel tempo, influenzando ed influenzate dai cambiamenti filosofici e culturali indiani, più recentemente dalla ginnastica europea(!) grazie al “pizza-effect”,  in un continuo mutamento che marca la ricerca spirituale/esistenziale dell’essere umano.

Differenziamo: Yoga e Hatha

Lo Yoga è disciplina spirituale motivata da intenzione, solitamente quella di esperire la Realtà Ultima, che si va applicando a vari ambiti: uno studioso che trova se stesso nell’atto della ricerca intellettuale può essere un Jnana Yogi; un musicista che dedica se stesso alla pratica musicale con inestinguibile entusiasmo è un Bhakti Yogi; una persona che si dedica al suo lavoro con amore e perseveranza, senza perseguire un tornaconto personale, è un Karma Yogi; chi trova beatitudine nel contemplare la vita per come si presenta e realizza le condizioni per farlo è un Raja Yogi; colui che si dedica con costanza alla pratica dell’Ashtanga Yoga di Patanjali, consapevole o meno di questo testo, è un Hatha Yogi.
Definire questa intenzione come “spirituale” o meno non è essenziale – lo è riconoscere questa spinta che guida l’individuo verso qualcosa di Altrovivendo e tendendo verso un Amore che va al di là delle questioni materiali e personali.
Alcuni potrebbero equiparare questo Altro, questo Amore incondizionato, con il Divino, altri vederci semplicemente riflessa la natura dell’essere umano.

Al praticante non interessa convincere gli altri che il suo Yoga sia il vero e unico – sente che l’importante è perseguire l’obbiettivo coi mezzi a disposizione, riconoscendo che ciascuno ha necessariamente mezzi diversi; semplicemente, segue la sua strada. Si spiegano anche così le centinaia (forse migliaia?) di differenze nell’ambito religioso indiano, che convivono in uno stato di perfetto caos.

Cos’è Hatha Yoga?

L’Hatha Yoga è un’insieme di pratiche fisiche eseguite con l’intenzione di purificare e accordare finemente il corpo, per permettere alla mente di raggiungere la realizzazione del Sé – ovvero riconoscere la propria Vera natura, conoscere il Divino attraverso la meditazione (Raja Yoga) per poi fondersi con esso (samadhi).

Si può dire quindi che l’obbiettivo dell’Hatha Yoga sia la meditazione, che richiede di stare fermi seduti per varie ore con una mente non disturbata dalle sue stesse oscillazioni (vritti). Per ottenere questo il corpo deve essere sano e la mente equilibrata, tutte cose che si possono ottenere attraverso la pratica dell’Ashtanga Yoga di Patanjali.  Il numero e la complessità delle asana è aumentato nel tempo, ma la posa per eccellenza è ed è sempre stata siddhasana – la posizione della meditazione.

La definizione di Hatha Yoga qui fornita arriva dopo il XV secolo: tre millenni dopo la comparsa delle prime pratiche Ascetiche, Tantriche e Buddhiste, un millennio e mezzo dopo la scrittura degli Yogasutra di Patanjali, quando la sistematizzazione delle pratiche Hatha, descritte per la prima volta nell’Hatha Yoga Pradīpikā, segnano ultimamente l’integrazione dell’Hatha Yoga nella cultura Brahminica.
La concezione e scopo dell’Hatha Yoga è cambiata nel corso dei secoli, ed è interessante tracciarne i cambiamenti nella considerazione e definizione, fino ad arrivare al XIX secolo dove viene considerata una pratica inferiore e talvolta avvilente rispetto alle altre forme di Yoga, nella sua terra d’origine.
(Per maggiori informazioni sulla storia dello Yoga consiglio la lettura di “Roots on Yoga” di James Mallison, sulla storia dell’Hatha Yoga “Yoga Body: the Origin of Modern Yoga Practice” di Mark Singleton)

Hatha Yoga – Conoscere il passato per capire il presente.. e il futuro?

Grazie agli studi filologici e antropologici degli ultimi anni, è ora possibile avere un’idea più chiara sulla storia dell’Hatha Yoga; eppure è difficile, e talvolta intellettualmente scorretto, dire esattamente cosa (non) sia lo Yoga che viene praticato al giorno d’oggi da più di 80 milioni di persone in tutto il mondo.
Qui sotto riportiamo l’interpretazione trasmessa dal Maestro fondatore di Akhanda Yoga, Yogrishi Vishvketu, del lineaggio monastico dei Nath:

Ha-Tha (sole-luna) si riferisce all’unione delle energie del Sole e della Luna, o dei nadi Ida e Pingala, i canali energetici in cui scorrono tali energie, che corrispondono rispettivamente alla parte destra e sinistra del corpo.
Bilanciando questi canali, con il corretto utilizzo dei bandha e della ritenzione del respiro, un praticante può incanalare l’energia vitale nel nadi centrale (Shushumna) e ottenere uno stato di consapevolezza espansa, o realizzazione.
Hatha è quindi una parola-codice di origine Tantrica per indicare la via dell’illuminazione attraverso la manipolazione dei percorsi energetici nel corpo Pranico (il corpo energetico).
Hatha Yoga non denota uno stile di pratica, ma è un percorso che ci informa su tecniche, effetti fisici e sottili di: satkarma o kriya (tecniche di purificazione), asana (posture), pranayama (controllo delle energie vitali attraverso la respirazione), mudra, pratyahara, dhyana e samadhi.

Il nome Akhanda Yoga è una chiara espressione di un approccio integrato, che comprende vari aspetti della tradizione yoga elaborati in un contesto moderno.
L’Hatha Yoga comprende Otto Rami (ashtanga), o vie, da considerare simultaneamente nella pratica Yoga.

Umilmente, e con poca originalità molto probabilmente, penso che applicarci a qualcosa con mente aperta, costanza e amore, ci renda Esseri umani migliori, più consapevoli, più felici e quindi più vicini alla nostra vera natura – per me questo è Yoga.

Hari OM!

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